A diciannove anni Camanni entra nella redazione della Rivista della Montagna, il trimestrale fondato a Torino nel 1970 in risposta alla comunicazione un po’ ingessata del Club Alpino Italiano: «Un gruppo di giovani alpinisti piemontesi – si legge sul primo numero – ha recentemente costituito a Torino un Centro di Documentazione Alpina, per la raccolta e lo studio del materiale utile alla conoscenza di ogni aspetto della montagna. Tra le altre iniziative essi hanno pensato a una rivista, su cui pubblicare i risultati più interessanti delle proprie ricerche, dedicata in modo particolare agli alpinisti che intendono la pratica della montagna come una forma di arricchimento culturale, oltre che un fatto sportivo o una piacevole forma di evasione contemplativa».


Sugli oltre mille chilometri delle Alpi esistono centinaia di ricercatori che si occupano di montagna, operano decine di musei e di fondazioni culturali, e un gran numero di associazioni si batte per salvaguardare l’ambiente alpino e per difenderlo dall’egemonia della cultura urbana, ma resta un grande vuoto da colmare: bisogna unire ciò che è disperso, aiutare gli studiosi a comunicare, gettare un ponte tra le università e le amministrazioni, e soprattutto divulgare il sapere.