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Alpi


Per fortuna le Alpi sono una lunga catena, ricchissima di sfumature e differenze. Località ipersfruttate e congestionate nei mesi di punta si alternano a zone di alto valore culturale e ambientale. Per questo le Alpi sono anche il più qualificato laboratorio in cui sperimentare modelli di sviluppo alternativi alle metropoli. Non di rado, nelle valli, si elaborano esperienze sostenibili e innovative nel settore della ricerca, nell’agricoltura e nel turismo.
Le Alpi sono speciali non perché rappresentino un’isola incontaminata, conservando quell’alterità del puro sull’impuro e dell’alto sul basso cara alla tradizione romantica, ma, al contrario, perché si trovano a diretto contatto con i problemi e le contraddizioni della pianura. Avrebbe poco senso parlare di laboratorio se le Alpi, come molte altre catene montuose del mondo, non avessero conosciuto l’industria, l’inquinamento, il turismo, l’urbanizzazione, il degrado ambientale, l’omologazione culturale, cioè quelle situazioni potenzialmente degenerative dentro le quali bisogna lavorare per costruire l’alternativa.
In questo senso la “diversità” non va considerata come una presa di distanza elettiva dal mondo viziato della pianura (salvo poi imitarne gli stessi vizi), bensì come la dimostrazione che si può vivere, lavorare e fare figli in quello stesso mondo (occidentale ed europeo), ma con uno stile diverso, più attento al risparmio, al rispetto e alla qualità della vita.
Nessun’altra regione europea presenta una tale varietà di risposte naturali in uno spazio così ristretto. Se si sale da Aosta alla cima del Monte Bianco, o da Berna alla vetta della Jungfrau, o da Innsbruck alla cresta del Grossglockner, si incrociano in pochi chilometri quasi tutti gli ambienti presenti nel continente: la fascia dei boschi di faggio e di castagno, la zona delle conifere, poi la linea degli arbusti d’alta quota, il territorio dei pascoli, quello desertico delle morene e delle piante pioniere, la fascia dei ghiacciai (sempre più alta a causa del riscaldamento climatico) e, infine, il culmine delle montagne.
Le Alpi sono il luogo della biodiversità. Con circa cinquemila specie spontanee di piante vascolari, ospitano da sole i tre settimi della flora europea. Nell’Europa centrale rimangono la sola regione che abbia conservato dei biotopi originali, come le trecentocinquanta specie di piante endemiche che crescono sull’arco alpino. Una banca genetica di eccezionale valore, un laboratorio naturale in cui si sono sviluppati alcuni dei più notevoli casi di adattamento degli esseri viventi (vegetali e animali) ai limiti della vita, un rifugio di ecosistemi preziosi quanto fragili che giustifica ampiamente le misure di protezione che sono state messe in opera con la creazione di una rete di parchi nazionali e riserve naturali. Le 900 aree protette della Rete Alparc, distribuite in otto paesi alpini, rappresentano circa il 23 per cento della superficie totale, che secondo le mappe della Convenzione delle Alpi ammonta a circa 190.000 chilometri quadrati.
Il recente ritorno dei grandi mammiferi (il lupo, la lince e l’orso) certifica la presenza di spazi “selvaggi” o scarsamente abitati, e pone nuovi problemi di convivenza tra attività umane ed esigenze predatorie. Da questione ecologica il lupo è diventato addirittura una questione ideologica, con dibattiti all’ultimo sangue tra i suoi estimatori e chi dal lupo trae svantaggio, a cominciare dagli allevatori di pecore. Ma il lupo va semplicemente alla ricerca di carne e spazi aperti; privilegia alcune zone delle Alpi perché trova un buon habitat naturale e una riserva di cibo grazie agli ungulati in aumento. Per gli abitanti e i frequentatori delle Alpi contemporanee il lupo è una serissima provocazione culturale, perché l’uomo, da qualche anno, non è più l’unico carnivoro sul territorio. Eravamo certi di aver sottomesso la natura alpina, e invece è bastata qualche decina di lupi su un arco di milleduecento chilometri per ricordarci che la natura è più forte di ogni razionalità umana, perché noi stessi siamo natura e non possiamo sottrarci al confronto.
L’uomo, appunto. Ecco che al mosaico naturale si sovrappone quello etnografico, che disegna i caratteri, le tradizioni e le lingue dei popoli delle Alpi: una lunga storia di convivenza nella diversità. Oggi la sfida consiste nel restituire all’arco alpino la sua potenziale funzione di cerniera tra opposti versanti, la capacità di comunicare oltre le frontiere artificiali degli stati e la volontà di proteggere le minoranze dall’invasione della cultura omologante, senza tuttavia isolarle dal contesto europeo. La regione alpina è un vivissimo laboratorio antropologico, come testimoniano i molti musei disseminati sull’arco alpino.