| L'Enciclopedia è il naturale coronamento di otto anni di collaborazione internazionale tra la rivista francese L'Alpe, fondata a Grenoble nel 1998 presso il Musée Dauphinois e l'editore Glénat di Grenoble, e la consorella italiana L'Alpe nata a Pavone Canavese (Ivrea) un anno dopo, presso Priuli & Verlucca, editori, un mese prima di entrare nell'anno Duemila. Le intenzioni de L'Alpe erano dimostrare con la carta stampata che le Alpi possono essere la cerniera e non la barriera di quella nuova Europa, ancora incerta e divisa, che cerca faticosamente di crescere attorno alla spina dorsale delle montagne. Sugli oltre mille chilometri delle Alpi esistono centinaia di ricercatori che si occupano di montagna, operano decine di musei e di fondazioni culturali, e un gran numero di associazioni si batte per salvaguardare l'ambiente alpino e per difenderlo dall'egemonia della cultura urbana. Eppure restava un grande vuoto da colmare: bisognava unire ciò che era disperso, aiutare gli studiosi a comunicare, gettare un ponte tra gli studiosi e gli operatori, e soprattutto divulgare il sapere. Questo è stato per otto anni, di qua e di là della catena alpina, lo sforzo congiunto delle due redazioni de L'Alpe, sforzo che ha permesso la realizzazione di quest'opera enciclopedica che di fatto raggruppa tutte le voci più autorevoli della rivista, suddivise per materia e specializzazione. Non si tratta di un'opera erudita ma «congelata» in un sapere sterile, accademico, distante dalla realtà . Nella migliore tradizione della rivista, i temi sono stati affrontati in chiave scientifica e storica, ma senza scantonare dalle problematiche contemporanee, dunque dall'attualità . Perché l'Enciclopedia delle Alpi non nascesse «immobile» come un monumento, ma, al contrario, fornisse gli spunti per comprendere il passato e riflettere sul futuro. Sempre nella tradizione della rivista, ci si è affidati a studiosi di indiscussa fama internazionale che, proprio in virtù della vitalità e della dinamicità dei loro studi, non fornissero un "sapere" definitivo e universale, ma aiutassero a leggere le realtà alpine secondo un'ottica d'autore. Nel primo volume dell'Enciclopedia l'autorevole geografo Claude Raffestin spiega che «occorre inventare nelle Alpi un'economia della contemplazione, nel senso antico e non religioso di questo termine. Le Alpi devono valorizzare ciò che possiedono e sviluppare le loro sinergie. Saranno per l'Europa quello che, potenzialmente, sono sempre state: un "commutatore" capace di mettere in comunicazione il nord e il sud e, in misura minore, l'est e l'ovest. Ma bisogna rendere più attuale questa funzione, attraverso il dialogo silenzioso del lavoro...». Se l'Enciclopedia servirà a superare le miopie e gli stereotipi che ancora affliggono la cultura della montagna, e di conseguenza riuscirà a rendere le Alpi un po' più europee di quanto sono ora, avrà raggiunto il suo scopo. | |