Alfons Runggaldier
Stille Frau - Donna Silente

Libri


foto G. Malfer


Dagli artigiani eretici che si sacrificarono con Fra Dolcino ai piedi del Monte Rosa, ai partigiani che fermarono i nazifascisti sulle montagne di Cuneo e Belluno, fino ai movimenti contemporanei contro il treno ad alta velocità in Valle di Susa, il libro raccoglie le storie dei montanari e degli alpinisti che seppero disubbidire agli ordini, costruendo sulle montagne rifugi di resistenza, avamposti di autonomia e laboratori di innovazione sociale.

La vicenda straordinaria delle guide del Cervino risale alla metà dell’Ottocento con i pionieristici tentativi alla cresta del Leone, si afferma nel 1865 con la scalata della Gran Becca e si dipana per 150 anni dalle montagne della Valtournenche alle cime più lontane. Una lunga storia di tradizione e passione, una cavalcata di personaggi e imprese memorabili.

C’è un momento cruciale nella liturgia del rifugio: quando si apre la porta e si va. L’attimo prima eri un ospite, l’attimo dopo sei padrone del tuo destino. L’incantesimo svanisce in quell’attimo. Con uno schiaffo del vento sulla faccia si lasciano definitivamente alle spalle il non-spazio del rifugio, le pigre liturgie della sveglia, l’odore rassicurante del caffè, i rumori domestici delle stoviglie. Passare dall’intimità del rifugio alla vastità della montagna è come riprendersi la vita dopo una parentesi di non vita, o di vita affrancata dagli affanni, dalla fatica, dalla paura della morte. Le lancette ricominciano a correre e il cuore riprende a pulsare in cerca di una meta.

Si uccidevano nella bellezza assoluta della montagna, nella vertigine delle Dolomiti, sui deserti degli altipiani e nel gelo dei ghiacciai. Combattevano per pezzi di roccia così impervi che talvolta le valanghe si portavano via i vincitori. Era la guerra più assurda, nei posti più incantati.

Esistono molti modi per staccare il corpo da terra, e alcuni di questi hanno avuto fortuna nel secolo passato. Immensa fortuna. Eppure dopo tanti esperimenti di volo conosciamo un solo modo - il più antico - per alzarci senza ali o propulsori: la scalata. E non importa che sia di un tronco, un sasso, un muro o una montagna, conta soltanto che sia a picco. Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.

La storia dell’alpinismo, che il libro racconta attraverso una cavalcata di uomini, vette e pareti dal primo al dodicesimo grado, è una delle vicende più recenti e affascinanti dell’avventura umana. Come dice la parola stessa l’alpinismo è nato e cresciuto sulle Alpi, dove si sono sperimentati per due secoli i materiali, le visioni e le tecniche della scalata. Le Alpi sono state il laboratorio mondiale della vertigine, il posto in cui crescevano i maestri e maturavano le idee poi esportate in Himalaya e sulle grandi montagne del pianeta. Nessun’altra catena montuosa ha prodotto tale ricchezza di talenti, progetti, realizzazioni, e non solo perché tutto è cominciato sul Monte Bianco nel 1786, o più precisamente sul Colle del Lys otto anni prima, ma soprattutto perché le Alpi sono diventate un crocevia internazionale di scuole e stili a confronto, generando una successione straordinaria di sogni, tentativi e conquiste. Dall’esplorazione dei pionieri britannici all’idealismo tedesco e italiano della prima metà del Novecento, mitigato e poi superato dall’arrampicata francese del secondo dopoguerra, tutto è stato inventato, imitato o negato sulle creste e sulle pareti delle Alpi, attraverso un instancabile processo di ricerca che non può ancora dirsi esaurito. La lunga storia inizia con il protoalpinismo di Francesco Petrarca sul Mont Ventoux e si conclude con gli incredibili exploit dell’alpinismo sportivo contemporaneo, in un crescendo di sfide che – da oltre duecento anni – si nutrono di un unico sentimento: la passione.

Dopo "La sciatrice" e "L’ultima Camel blu" arriva la terza avventura di Nanni Settembrini, guida e soccorritore del Monte Bianco.
Il “Torinese” si sposta nelle Dolomiti per accompagnare tre clienti sulla cima della Civetta e per rincorrere un sogno mancato di gioventù. A cavallo tra le utopie del Sessantotto e le rivendicazioni dei precari di oggi, la storia segue le tracce di una donna seducente e di due ragazzi misteriosamente scomparsi sul diedro Philipp, il mitico itinerario della parete nord ovest. Settembrini si trova coinvolto in una ricerca appesa all’urgenza e al dovere professionale di salvare due vite, ma è come se mettesse in salvo se stesso, la sua passione, l’inguaribile bisogno di rimettersi in gioco. Un romanzo sull’impossibilità di fermare la gioventù e sulla necessità di cercarla ogni giorno per restare vivi.

Che cosa c'è nell’incontro tra un cane da valanga e il suo addestratore che fin da bambino amava gli animali? Niente di miracolistico perché le valanghe sono ancora più forti dei cani e delle persone, ma una storia di collaborazione che negli anni diventa amicizia, sintonia e complicità. Da quando impara ad amarlo, il cane soccorre simbolicamente il padrone in un gioco che può essere divertente o serissimo, e talvolta tragico, ed è sempre mosso dall’istinto dell’animale e dalla sua relazione con l’uomo. Questo libro racconta a due voci le avventure di un uomo e del suo cane che percorrono le montagne della Valle d’Aosta per portare aiuto alle vittime della neve. Dietro i nomi di fantasia si nasconde una storia vera.

Catalogo della mostra che racconta le trasformazioni dei confini alpini dal 1860 al 1947 con particolare riferimento alla nascita del Regno d'Italia e ai rapporti tra politica, scienza e alpinismo.

I montanari del Seicento vissero l’avanzata dei ghiacciai alpini come una maledizione, perché una teologia infarcita di mito e superstizione attribuì la Piccola età glaciale alle colpe degli uomini. Ma nel Settecento l’inferno è diventato il paradiso, attraverso la progressiva rivalutazione dell’alta montagna e la percezione positiva dei ghiacciai, rivelatisi nella rappresentazione artistica, nell’avventura alpinistica e nella colonizzazione turistica. Al termine di un lungo processo di riconversione simbolica, i cittadini del ventunesimo secolo vivono in modo perturbante la scomparsa dei ghiacciai. Se i nostri antenati temettero la discesa dei fiumi gelati, fonte di disordine e distruzione, al contrario noi temiamo e subiamo la salita dello zero termico e l’arretramento delle nevi in quanto agenti di minaccia, e immagini capovolte del male. Il “drago” delle paure e delle leggende primordiali si libera dal suo gelido sudario e riappare negli incubi notturni dell’improvvido popolo di internet al tempo del disgelo. La colpa contemporanea è annidata nel dubbio inespresso che un patto sia stato tradito e un equilibrio incrinato per sempre. Il disordine etico, il nichilismo del mercato, la morte di Dio trovano una rappresentazione fisica e simbolica nello smagrimento dei ghiacciai, candide vittime di un’anoressia incurabile.

Da Mummery a Maquignaz, da Preuss a Piaz, da Messner a Maestri, la storia dell’alpinismo è una continua altalena tra “conservatori” e “innovatori”, simbolizzata dall’uso del chiodo. È una commedia non scritta, in cui due attori recitano la parte. Sempre la stessa.
Ma a differenza della città globale, lanciata senza freni verso il punto di non ritorno, la piccola comunità alpinistica ha saputo evolvere secondo natura, conservando i riti fondativi e usandoli come antidoto alle degenerazioni della tecnologia e del consumo.
Praticando l’inutile, gli alpinisti lo hanno salvato.

Catalogo della mostra. «Il mito letterario e cinematografico della guida di montagna è nato dalla contrapposizione tra le virtù del "buon montanaro", saggio depositario della sapienza alpina, e l'inadeguatezza del cliente di città, tanto ambizioso quanto indegno aspirante alla ricompensa della vetta. In realtà, nella storia dell'alpinismo, le guide hanno talvolta arrampicato con clienti più forti di loro, ma sempre inferiori sul piano dell'intuito e della conoscenza del territorio».

Che ci piaccia o no, siamo molto più simili ai casermoni di Cervinia che al candore romantico del Breuil di Guido Rey, o agli chalet di Zermatt, museo a cielo aperto. Che ci piaccia o meno, assomigliamo esattamente a quelle nevi contaminate che hanno visto volare gli sciatori e morire i sogni. E da quelli dovremmo ripartire.

«Ne mancano tre, due uomini e una donna.» La seconda indagine di Nanni Settembrini, guida alpina e capo del Soccorso alpino di Courmayeur, comincia il giorno di ferragosto di una lunga estate calda, con i ghiacciai che sciolgono, le pietre che cadono e il cielo implacabilmente blu. Mentre le guide festeggiano arriva la notizia che tre alpinisti sono scomparsi sul Monte Bianco. Settembrini mette in moto la macchina dei soccorsi, ma dopo una doppia ricerca infruttuosa è costretto ad affidarsi all'intuito e alla fortuna, che lo guidano tra le vertigini del Grèpon e del Dente del Gigante, fino alle lame di granito delle Aiguilles. Anche se le statistiche e il buon senso suggeriscono che non c'è più niente da fare, il "torinese" continua a sperare perchè sa che le persone, qualche volta, sono più straordinarie delle montagne.

L'Enciclopedia è il naturale coronamento di otto anni di collaborazione internazionale tra la rivista francese L'Alpe, fondata a Grenoble nel 1998 presso il Musée Dauphinois e l'editore Glénat di Grenoble, e la consorella italiana L'Alpe nata a Pavone Canavese (Ivrea) un anno dopo, presso Priuli & Verlucca, editori, un mese prima di entrare nell'anno Duemila. Le intenzioni de L'Alpe erano dimostrare con la carta stampata che le Alpi possono essere la cerniera e non la barriera di quella nuova Europa, ancora incerta e divisa, che cerca faticosamente di crescere attorno alla spina dorsale delle montagne. Sugli oltre mille chilometri delle Alpi esistono centinaia di ricercatori che si occupano di montagna, operano decine di musei e di fondazioni culturali, e un gran numero di associazioni si batte per salvaguardare l'ambiente alpino e per difenderlo dall'egemonia della cultura urbana. Eppure restava un grande vuoto da colmare: bisognava unire ciò che era disperso, aiutare gli studiosi a comunicare, gettare un ponte tra gli studiosi e gli operatori, e soprattutto divulgare il sapere. Questo è stato per otto anni, di qua e di là della catena alpina, lo sforzo congiunto delle due redazioni de L'Alpe, sforzo che ha permesso la realizzazione di quest'opera enciclopedica che di fatto raggruppa tutte le voci più autorevoli della rivista, suddivise per materia e specializzazione. Non si tratta di un'opera erudita ma «congelata» in un sapere sterile, accademico, distante dalla realtà . Nella migliore tradizione della rivista, i temi sono stati affrontati in chiave scientifica e storica, ma senza scantonare dalle problematiche contemporanee, dunque dall'attualità . Perché l'Enciclopedia delle Alpi non nascesse «immobile» come un monumento, ma, al contrario, fornisse gli spunti per comprendere il passato e riflettere sul futuro. Sempre nella tradizione della rivista, ci si è affidati a studiosi di indiscussa fama internazionale che, proprio in virtù della vitalità e della dinamicità dei loro studi, non fornissero un "sapere" definitivo e universale, ma aiutassero a leggere le realtà alpine secondo un'ottica d'autore. Nel primo volume dell'Enciclopedia l'autorevole geografo Claude Raffestin spiega che «occorre inventare nelle Alpi un'economia della contemplazione, nel senso antico e non religioso di questo termine. Le Alpi devono valorizzare ciò che possiedono e sviluppare le loro sinergie. Saranno per l'Europa quello che, potenzialmente, sono sempre state: un "commutatore" capace di mettere in comunicazione il nord e il sud e, in misura minore, l'est e l'ovest. Ma bisogna rendere più attuale questa funzione, attraverso il dialogo silenzioso del lavoro...». Se l'Enciclopedia servirà a superare le miopie e gli stereotipi che ancora affliggono la cultura della montagna, e di conseguenza riuscirà a rendere le Alpi un po' più europee di quanto sono ora, avrà raggiunto il suo scopo.

Il grande Dizionario delle Alpi (7 volumi, Priuli & Verlucca, 2007). Cura e redazione dell'edizione italiana, con l'apporto di sette pezzi introduttivi e ottocento voci non firmate (con Federica Beux, Francesca Panero e Pierangela Piazza).

Sette volumi con più di 3400 voci dalla A alla Z, tutte aggiornate, integrate o sostituite sulla base dell'edizione originale francese edita nel 2006.

La grande Enciclopedia delle Alpi (5 volumi, Priuli & Verlucca, 2007). Cura e redazione dell'edizione italiana (con Gabriella Rinaldi), con l'apporto di cinque pezzi introduttivi e quattro saggi firmati (storia dell'alpinismo, storia delle guide alpine, musei alpini, le Alpi di domani).

Cinque volumi divisi in 10 grandi tematiche: Territorio e Ambiente, Geografia e Storia, Patrimonio e Arti, Cultura e Sport, Attivita' e Futuro.

Sembra che una donna sia sparita sul Toula. È partita da sola questa mattina e non è più tornata. Con una telefonata al capo del Soccorso alpino di Courmayeur, banale come l'inizio di ogni male, comincia la ricerca assurda e appassionata di Anna Filippi. Tre giorni di congetture, speranze e delusioni, una disperata corsa tra i ghiacciai del Monte Bianco e l'ospedale di Novara, il silenzio della montagna e i presagi di Ginevra, l'inverno e la primavera. Nanni Settembrini, addestrato a scalare pareti e calarsi negli abissi, si trova ad affrontare un rebus assai più complesso di qualunque soccorso, facendo luce su personaggi e avvenimenti che crudelmente lo allontanano dal luogo della scomparsa, infittendo il mistero. Lo accompagna la graziosa Linda, amica di Anna, tenue collegamento con una vita che deve essere decifrata per essere salvata.

«Nella progettazione del Museo si è proceduto in continuo dialogo tra passato e presente, nella certezza che si tratti dell'unico modo per capire e costruire un futuro. Inoltre si è dialogato costantemente tra natura e cultura, consapevoli che - almeno sotto i tremila metri di quota - non esita più un paesaggio "naturale" alpino, ma ogni paesaggio sia frutto delle secolari interazioni tra i montanari e il loro ambiente di vita. Infine il Museo insegue un inesauribile scambio tra locale e globale, tra piccolo e grande, dove ogni esperienza specifica serve per ragionare sulla complessità alpina e le Alpi, a loro volta, diventano un caso esemplare delle catene montuose del pianeta. Molti ragionamenti hanno dato vita al Museo. Alcuni tra i più significativi sono raccolti in questo catalogo, guida ai concetti fondamentali, agile strumento di approfondimento, ulteriore mezzo di interpretazione del meraviglioso, insolito e complesso mondo delle Alpi».

«La storia dello sport è disciplina ancora troppo poco praticata nel nostro paese perché si possa contare su una solida base scientifica su cui costruire approfondimenti e interpretazioni di ampio respiro. Per questa ragione, e per favorire la piacevolezza del volume, si è scelto di percorrere le vicende dello sport con un tono narrativo e sintetico e di costruire, grazie all'apparato iconografico particolarmente ricco e accattivante, un percorso di lettura parallelo. Se i saggi concentrano la propria attenzione sulle discipline sportive vere e proprie, sulle organizzazioni che ne hanno favorito e regolato la pratica e la diffusione, sugli spazi, i luoghi e le architetture che ne hanno ospitato le manifestazioni e sulla letteratura che ne è scaturita, l'apparato iconografico, oltre a dare evidenza di immagini a tali temi, esplora fra le altre le dimensioni della satira, del costume e della pubblicità ». Dalla Presentazione di Sergio Chiamparino

Gli alpinisti sono persone apparentemente normali che soffrono, sperano, si commuovono, si arrabbiano e hanno paura proprio come le altre persone, ma hanno occhi speciali perchè sono state misteriosamente accese, possedute, plasmate e infine trasformate dalla passione per la montagna. Non è una malattia leggera il "mal di montagna", ma una febbre che ti prende da giovane e non ti lascia più. Colpisce allo stesso modo dilettanti e specialisti, alpinisti della domenica e campioni, celebrità e praticanti anonimi. Questo libro raccoglie quindici ritratti di alpinisti di diversa epoca, abilità ed estrazione, quindici intimità approfondite attraverso legami di corda o affinità di spirito, quindici facce di un mondo difficile da capire e ancora più difficile da raccontare. Solo l'umanità dei protagonisti può dare un senso alla loro "malattia".

Una guida turistica fatta di passeggiate ed escursioni a piedi, ma anche una guida escursionistica per scoprire - camminando - la storia e l'ambiente della Valle di Cogne, in tutte le stagioni. Dalle brevi passeggiate, alle più belle escursioni al cospetto dei ghiacciai del Gran Paradiso. Le 27 escursioni sono raccolte in 7 capitoli tematici, per scoprire e ammirare ogni aspetto della valle della sua storia: i ghiacciai, i laghi e le cascate, gli alpeggi, le miniere, le strade reali di caccia, la nascita del parco, i sentieri dei guardiaparco.

«Se in una limpida giornata di primavera si sale al Monte dei Cappuccini, o a Superga, o al Colle della Maddalena, l'arco alpino si manifesta come un semicerchio allargato - sono almeno cinquecento i chilometri di estensione - e uno sfondo apparentemente omogeneo, caratterizzato da alcuni picchi simbolici come il Monviso, il Rocciamelone, il Gran Paradiso (per chi lo sa riconoscere) e il Monte Rosa, altissimo e bianco, prima dell'orizzonte lombardo. Ma non è così. L'omogeneità e l'armonica compattezza che affascinano e forse rassicurano l'osservatore sono il frutto di un errore prospettico, nato da una rappresentazione storicamente falsa e geograficamente imperfetta. Non c'è nulla di compatto e ripetitivo nelle montagne piemontesi, se non il fatto che per la maggior parte esse separano l'Italia dalla Francia e dalla Svizzera (ma la storia ha dimostrato che anche le frontiere nazionali disegnate sugli spartiacque sono divisioni forzate e false) e delimitano, questo sì, una pianura tipicamente subalpina, abbracciata e protetta dalle sue montagne. [...]».

Una città di provincia (Ivrea), una giornalista ribelle (Chiara), l'amica "perduta" (Anna) e due alpinisti legati da misteriose radici montanare. Sono gli ingredienti di questo romanzo ambientato in due tempi, il 1968 e il 1977, negli anni dell'utopia spazzata brutalmente dal terrore, sul crinale della guerra civile. Chiara diventa donna attraverso le sconfitte e cresce nell'amore di due uomini: il padre ammalato, riscoperto dopo il furore degli scontri adolescenziali, e il direttore riformista che riesce a legarla alla sua corda e a portarla in montagna. L'alpinismo non è il protagonista di questo libro, ma metafora della bellezza e della poesia che sopravvivono ai tradimenti della vita e della storia. «Lo seguii sulle rocce grigie e senza vita che riverberavano la sua attrazione per le cose inespresse, la sua oscura capacità di amare. Non era forse quel che mi colpì la prima volta che lo incontrai? Una trama di passioni sotterranee, di parole non dette...»

Le Alpi si trovano a un bivio: diventare una «provincia» della pianura, o nella migliore delle ipotesi un parco-museo a uso dei cittadini, oppure inventare e sperimentare un modello di sviluppo - occasione unica in Europa - che sappia conciliare la difesa dell'ambiente con le ragioni dell'economia, la specificità alpina con il turismo, la tradizione con la modernità . Esistono prove di umanizzazione delle Alpi a partire da 15000-10000 anni fa, quando, con il ritiro dei ghiacciai, l'uomo cominciò a frequentare le alte quote: prima cacciatore occasionale, poi pastore e contadino stanziale, il montanaro ha sviluppato in migliaia di anni quella raffinata civiltà alpina che, in forme mutevoli e complesse, è sopravvissuta fino alla prima metà del Novecento, e anche più tardi nelle valli isolate. Ma quando la città ha «scoperto» la montagna, la civiltà alpina è stata insidiata dalla «salita» della civiltà urbana. Ciò che non era riuscito in 10.000 anni alle glaciazioni, alle epidemie, alle invasioni armate, alle frane e alle valanghe, è riuscito in pochi decenni a un modello così forte e persuasivo da stravolgere il territorio e trascinare sull'orlo dell'omologazione la cultura e l'identità delle popolazioni alpine. Il libro propone una nuova trasformazione non regressiva.

Nel 1972 Gian Piero Motti è un alpinista di successo. Ma scalata dopo scalata, ha scoperto sulla propria pelle che l'alpinismo può diventare una droga. Così scrive il famoso articolo I falliti, dedicato a chi non sa più vivere senza montagna. E' il passaggio fondamentale che lo porta ad aprirsi oltre i confini dell'alpinismo piemontese e oltre i miti-doveri della tradizione eroica. Da quel momento inizia un'incessante ricerca per lo sviluppo di un alpinismo dal volto umano. Scopre le pareti calcaree delle Prealpi francesi, apprende l'etica dell'arrampicata californiana, approfondisce le tecniche orientali di concentrazione, lo scottante problema degli allucinogeni, le esperienze psichedeliche di Castaneda, la "scalata visionaria" di Doug Robinson. Diventa il carismatico punto di riferimento per una generazione di alpinisti inquieti. Questo libro raccoglie tutti i suoi scritti più importanti.

Catalogo della mostra. «Se conosci Lino Marini attraverso le sue elaborate "materie morte" e poi, un giorno, lo incontri di persona, ti puoi anche stupire della sua inestinguibile passione per le ascensioni, dei suoi miti derivati da un'assidua frequentazione della letteratura alpina, del suo culto dell'alpe. In poche parole ti puoi stupire di incontrare un alpinista, così come - io credo - ci si poteva stupire di incontrare in Dino Buzzati un devoto discepolo del credo alpinistico, indipendentemente dalle sue scelte letterarie, o di scoprire in Massimo Mila un fervente predicatore dei dogmi delle vette, a prescindere dalla sua competenza musicale[...]».

Gli alpinisti sono per natura introversi, individualisti, apolitici, inclini alla fuga, eppure circa venticinque anni fa anche gli alpinisti vissero il loro Sessantotto. Fu una primavera di grandi utopie ai margini della contestazione studentesca, ben più vicina a Bob Dylan che al Che, ai poeti beat che a Mao, ai "figli dei fiori" che alla lotta di classe. La nuova arrampicata era la via di liberazione dai fardelli della tradizione alpinistica: non più lotte con l'Alpe, vette, croci, sacrifici, doveri, gerarchie, ma "viaggi" in parete, giochi di roccia, bivacchi psichedelici, vie all'altopiano; il mito californiano echeggiò dalle inesplorate pareti di gneiss della Valle dell'Orco ai precipizi di granito della Val di Mello. Questo libro racconta quella storia irripetibile e raccoglie gli scritti e le testimonianze dei giovani ribelli che, senza saperlo, cambiarono per sempre il volto dell'alpinismo


"Una cosa buona la Grande Guerra l'aveva fatta: aveva unito due uomini diversi. Senza la guerra il conte e il montanaro avrebbero attraversato il secolo per mari lontani". Questo libro racconta la straordinaria amicizia tra un soldato e il suo ufficiale, un uomo di valle e un uomo di città , due destini affiancati soltanto da una grande passione: la montagna. Nella primavera del 1916 la guida del Cervino Joseph Gaspard e il conte fiorentino Ugo di Vallepiana si incontrano sulle Dolomiti di Cortina, dove vengono destinati a una missione impossibile: il camino sud ovest della Tofana di Rozes. Lo scalano in sedici giorni di sforzi funambolici, sotto il tiro incessante dell'artiglieria austriaca, poi partecipano all'inutile carneficina del Castelletto, sopravvivono alle imboscate notturne in Val Travenanzes, superano il terribile inverno del 1917. Finché un fulmine di maggio, sulla cima della Tofana...

La guerra di Joseph di Enrico Camanni è davvero un bel libro, appassionante, interessante, commovente. I miei più vivi rallegramenti all’autore che ha saputo raccontare la vicenda con una eccezionale conoscenza dei luoghi, e con la passione del partecipe alla tragica storia narrata. Ancora una volta gran parte di quelle pagine mi hanno ricondotto alle mie montagne, dove la guida Gaspard, oggi dimenticata, insieme con l’amico aristocratico fiorentino, è il vero protagonista della storia. Il libro narra una vicenda esemplare della tragicità, dell’efferatezza, dell’assurdità della prima guerra mondiale. Sono tanto vecchio come i nomi di quei luoghi, il Col di Lana, l’Adamello e soprattutto le Tofane, sono rimasti nella mia memoria come luoghi di orrore, di cui discorrevano i nostri genitori e i loro amici. Quanta insulsa retorica, allora e dopo di allora, su quella vicenda di inutili massacri, sopportati rassegnatamente dai nostri poveri soldati. Bisognerebbe, un libro come questo, farlo leggere nelle nostre scuole. Ma nonostante tutto le guerre e le inutili stragi continuano: ne abbiano notizia e visione spettacolare tutti i giorni. Purtroppo sono molto stanco e affaticato. Non scrivo più per mancanza di energia vitale. Ma le vicende di questa storia narrata realisticamente, senza orpelli retorici, mi ha così commosso che non ho potuto fare a meno di esprimere la mia ammirazione per il bravo autore.
Norberto Bobbio, 28 ottobre 1998


Tra le tante pubblicazioni, anche belle e notevoli, che ci ricordano la Grande Guerra, questa di Camanni mi pare la più umana e più vicina al valore dell’uomo piuttosto che a quello del soldato.
Mario Rigoni Stern, 10 dicembre 1998


Tra i vari abati ottocenteschi che hanno divulgato la cultura in Valle d'Aosta, Amé Gorret è stato sicuramente il più osannato, il più odiato, il più scomodo, il più frainteso e anche il più raccontato, tanto che la sua figura ha rischiato di perdersi tra gli aneddoti degli agiografi e le leggende della gente. Questo libro restituisce a Gorret il suo volto di montanaro, povero in mezzo ai poveri, e racconta la vita di un prete ingombrante e generoso, lucido testimone della grande epopea alpina. Racconta la fatica di un pensatore sempre fuori dal coro, e di un alpinista "condannato" a errare tra i monti incantevoli della Vallèe con il suo fardello di solitudine, alcol e passione. Chi ripercorrerà oggi il viaggio dell'abbé Gorret troverà molti spunti di riflessione sulle trasformazioni operate dal turismo e dal consumismo, e sui limiti di quel "vuoto figlio del troppo pieno" di cui Amé fu inascoltato profeta.

Un problema di tutti, il suicidio. Una scelta privata che richiede innanzitutto discrezione e rispetto, ma le cui cause interpellano la responsabilità collettiva. Questa inchiesta scava nei diversi percorsi che conducono al "gesto finale", all'ultimo messaggio. Ne risaltano la varietà dei terreni psicologici e sociali in cui matura, le sfumature e la complessità di cui è bene tener conto nel parlarne, scavando oltre gli alibi e le apparenze. Un libro rivolto a un pubblico diffuso che stimola a costruire una rete di sensibilizzazione per educare a capire e a intervenire nel modo giusto, per condividere la prevenzione e, nel caso, non lasciare sole le persone di fronte alla responsabilità della tragedia.

Nell'immaginario comune le rocce vengono spesso identificate con la materia morta, in contrapposizione al mondo palpitante delle piante e degli animali. Il libro si propone di rovesciare il pregiudizio presentando la lunga storia geologica delle Alpi come la straordinaria saga delle rocce legandola alla storia dei grandi mammiferi e dell'uomo. Ogni capitolo prende le mosse da una vicenda attuale e il regno minerale, da realtà inerte, diventa parte viva e mutevole del paesaggio alpino. Il presente si colora di fascino attraverso i segni del passato e le montagne acquistano significati nuovi e meravigliosi alla luce del loro travaglio. Perchè tutti i monti vengono dal mare e tutti i monti, un giorno, sono destinati a farvi ritorno.

Ettore Castiglioni, Emilio Comici e Giusto Gervasutti ebbero in comune almeno tre cose: vissero e arrampicarono nel Ventennio, morirono prima dei quarant'anni e incarnarono la figura dell'eroe tanto da diventare altrettanti simboli di un alpinismo di lotta e di sublimazione. Interpreti autentici delle passioni e delle contraddizioni del proprio tempo, Castiglioni, Comici e Gervasutti sono stati considerati troppo a lungo monumenti a loro stessi, spesso scordando che anzitutto furono uomini sensibili e vulnerabili. A mezza via tra il saggio e il pamphlet, questo libro tenta dunque una lettura nuova dei tre alpinisti e dei loro scritti, utilizzando un metodo di ricerca interdisciplinare. Alla fine di questo viaggio nel mito, sorge spontaneo un parallelo con l'epoca laica dell'attuale alpinismo sportivo, dove - in assenza di eroi - si cerca di creare figure che non possono più essere.

Grande alpinista in proprio, Motti ha vivissimi e inquieti interessi culturali, che gli permettono di collocare l'alpinismo entro la storia e la civiltà dei diversi paesi, mettendolo in relazione con lo sviluppo delle idee e del costume, coi fatti sociali e politici, insomma vedendolo come quel fenomeno di cultura, e non solamente sportivo, che esso è. Ciò gli ha permesso di produrre un'opera che non ha l'eguale in italiano; ma anche all'estero esiste qualcosa che si possa paragonare a questa Storia per ampiezza d'informazione, ricchezza di aggiornamento e, soprattutto, per appassionata vivacità di partecipazione confortata dall'esperienza personale?". Così scrisse il critico e storico torinese Massimo Mila il 29 settembre 1978, recensendo la Storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti per "La Stampa". Oggi la grande opera viene finalmente proposta in edizione autonoma, con un saggio introduttivo e l'aggiornamento completo, dal 1977 al 1993, a cura di Enrico Camanni.

Antologia alpinistica degli scritti di Dino Buzzati. Una selezione di tutti i pezzi più significativi usciti dalla penna dello scrittore, in quasi mezzo secolo di militanza incrociata tra le crode dolomitiche e le redazioni del "Corriere della Sera" e della "Domenica del Corriere". Negli articoli e nei racconti, introdotti e commentati da Enrico Camanni, si scopre un Buzzati perdutamente innamorato delle montagne, un "editorialista dell'Alpe" sempre presente di fronte alle vittorie e alle tragedie dell'alpinismo. Si incontra un testimone fortemente influenzato dalla sua passione, dove i monti assumono carattere di metafora sul significato della vita e della morte.

Vecchi rifugi di pietra e legno scuriti dal tempo, moderni ricoveri in alluminio, di sapore spaziale. Rifugi lontani, al sommo di interminabili vallate, da raggiungere con ore e ore di fatica. Rifugi a cui si arriva in jeep, in funivia, addirittura in auto. Rifugi silenziosi, rifugi dove sono arrivati grossi stereo. Sentieri alla portata di molti o di tutti, solitari o frequentati, ciascuno però con una sua inconfondibile personalità , un motivo d'interesse naturalistico o storico. I rifugi, e i sentieri che vi conducono, sono poli di presenza umana nell'ambiente selvaggio oppure dolce della montagna, e hanno un impatto sull'equilibrio naturale. E così il lavoro per questo libro si è trasformato in un'appassionante inchiesta attraverso valli e montagne, dieci regioni e una cinquantina di gruppi montuosi delle Alpi e degli Appennini.

La ricerca sulle guide valligiane dell'arco alpino italiano, che spesso si lega e si intreccia con la storia della professione sugli altri versanti delle Alpi, assume una duplice motivazione: da un lato la cultura e le tradizioni di un mestiere tipicamente montanaro, dalle radici ormai secolari; dall'altro i rapporti di tale esperienza valligiana con la cultura intellettuale cittadina che ha sempre rappresentato l'altra faccia della professione. Nel libro si delineano le grandi fasi evolutive che hanno segnato la storia delle guide e si caratterizzano alcuni dei maggiori personaggi che hanno dato forma e prestigio alla cultura delle guide montanare creando vere e proprie scuole in alcuni centri come Courmayeur, Valtournenche, Cortina d'Ampezzo.

Come ogni attività umana anche l'alpinismo è un fatto culturale. Si può tentare una rilettura della storia e della cultura alpinistica che non si limiti ai fatti scontati, ma che abbracci un fenomeno così particolare e spesso elitario nel quadro d'assieme in cui è stato generato. Se dal punto di vista puramente letterario si scopriranno degli interessanti racconti per ragazzi, dall'incerta caratterizzazione psicologica e dal superficiale approfondimento contenutistico, sotto un profilo culturale più ampio si sveleranno invece inaspettate connessioni tra l'alpinista-scrittore e la sua epoca storica, tra il mito-eroe e il suo pubblico di appassionati imitatori.

"Viaggio in Italia" è una collana di guide monografiche illustrate che aiuta a vedere l'Italia con occhi nuovi, a conoscerla meglio e, soprattutto, a capirla. Gli autori dei volumi sono docenti universitari, studiosi di varie discipline il cui lavoro ha permesso di comporre un originale e stimolante mosaico del nostro Paese. Noti giornalisti e gastronomi hanno arricchito di "notizie utili" ogni volume. Coordinatore scientifico dell'opera è Umberto Bonapace.